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Perché il confronto giusto è a parità di valore consegnato?
Mettere a confronto l'auto e l'aumento a parità di spesa porta fuori strada, perché i due strumenti vengono tassati in modo diverso. Il metro corretto è un altro: quanto valore arriva davvero al dipendente, e quanto costa all'azienda consegnarglielo in un modo o nell'altro.
Qui serve una precisazione che regge tutto il confronto. Il valore dell'auto per il dipendente è il suo valore d'uso reale sul mercato: quanto pagherebbe per avere quella mobilità (più o meno il canone), non il fringe convenzionale. Il fringe è una cifra fiscale, di proposito più bassa del costo vero dell'auto: è proprio lo scarto tra il valore che il dipendente riceve e l'importo su cui viene tassato a far pendere il confronto verso l'auto.
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Richiedi preventivo gratuito →Quanto costa un aumento di stipendio alle due parti?
Un aumento è la via più cara per entrambi. Al dipendente resta circa il 57% del lordo: il resto se ne va in IRPEF marginale sul reddito, addizionali e quota INPS. Su 3.000 euro lordi restano circa 1.710 euro netti.
All'azienda quell'aumento costa circa il 130% del lordo, perché ai 3.000 euro si aggiungono i contributi a carico del datore, intorno al 30%: circa 3.900 euro. Lo stipendio è interamente deducibile, ma l'esborso e il prelievo sul dipendente restano alti.
Quanto costa un'auto aziendale alle due parti?
Dal lato dell'azienda un'auto in uso promiscuo al dipendente si deduce al 70% senza alcun tetto di importo (art. 164, c. 1, lett. b-bis, del TUIR): i massimali che valgono per le altre auto aziendali qui non si applicano, e la deduzione copre canone e servizi. Si recupera inoltre parte dell'IVA sul canone. L'azienda versa i contributi, intorno al 30%, ma solo sul valore del fringe, non sull'intero canone: è questo che fa la differenza rispetto a uno stipendio.
Dal lato del dipendente l'auto pesa solo per l'imposta sul fringe, una frazione del valore d'uso del veicolo. Quanto gli resta di meno lo calcoli nella guida sul netto in busta paga passo per passo.
Il confronto a parità di valore: due colonne
Prendiamo un caso concreto: l'azienda vuole dare al dipendente l'uso di un'auto da circa 6.000 euro l'anno di valore di mercato (un canone intorno ai 500 euro al mese), con un fringe imponibile ipotizzato di 3.000 euro. Per mettergli in tasca lo stesso valore in contanti servirebbe un aumento ben più alto, perché netto e lordo divergono.
| Voce | Via aumento di stipendio | Via auto aziendale |
|---|---|---|
| Cosa riceve il dipendente | circa 6.000 € netti, per potersi pagare un'auto simile | l'uso di un'auto da circa 6.000 € l'anno di valore |
| Lordo o canone necessario | circa 10.500 € di lordo | canone di circa 6.000 € |
| Costo per l'azienda (esborso) | circa 13.650 €, con i contributi datore (~30%) | circa 6.000 € di canone, di cui il 70% deducibile senza tetto e parte dell'IVA recuperabile; i contributi (~30%) l'azienda li versa solo sul fringe (~3.000 €), non sul canone |
| Costo per il dipendente | l'auto se la paga da sé | solo l'imposta sul fringe, circa 1.290 € l'anno |
Le cifre sono un esempio con ipotesi dichiarate (aliquota 35%, addizionali 2%, contributi datore 30%). Entrambe le spese sono deducibili per l'azienda, lo stipendio per intero e l'auto al 70%, ma l'esborso e il carico sul dipendente restano molto diversi: stesso valore consegnato, metà del costo.
Quando conviene l'aumento invece dell'auto?
Non sempre vince l'auto, ed è giusto dirlo. L'aumento è la scelta migliore per chi un'auto non la userebbe: chi va al lavoro a piedi o in mezzi pubblici, chi fa pochissimi chilometri, chi ha già un'auto in famiglia e non ne vuole una seconda. In questi casi il valore d'uso dell'auto per il dipendente è basso, mentre il fringe lo tassa lo stesso: il contante, anche se più tassato, resta più utile.
L'auto conviene quando quel valore d'uso c'è davvero: il dipendente guida, fa chilometri, e si toglie il pensiero di comprare, assicurare e mantenere un mezzo.
Cosa cambia con l'elettrica e con l'Omnibus?
L'elettrica sposta ancora il confronto a favore dell'auto: il fringe è il 10% invece del 50%, quindi il dipendente viene tassato su un quinto del valore, mentre l'uso dell'auto resta pieno. Il costo netto per lui diventa minimo.
In direzione opposta spinge il Decreto Omnibus: dal 2026 un'auto oltre i cinque anni dalla prima immatricolazione vede il fringe salire del 50%, quindi il dipendente paga di più e il vantaggio si assottiglia. Come si calcola il fringe è nella guida al calcolo passo per passo; quando conviene sostituire l'auto che invecchia è nella guida sulle auto oltre i cinque anni dedicata.