Perché non basta confrontare la spesa?
Perché i due strumenti passano dal fisco in modo opposto. Un aumento di stipendio viene tassato per intero in capo al dipendente e caricato dei contributi dell'azienda; l'auto invece viene tassata solo per un valore convenzionale, il fringe benefit, che è una frazione di quanto costa davvero noleggiarla. La domanda giusta non è "quanto spendo", ma "quanto deve spendere l'azienda perché il dipendente stia economicamente come se avesse l'auto".
Per rispondere abbiamo messo il dipendente nella stessa posizione nei due casi. Con l'auto aziendale guida e paga solo le imposte sul fringe. Con l'aumento deve noleggiare da privato la stessa auto, IVA compresa, e quindi gli serve un netto pari al canone che pagherebbe, meno le imposte sul fringe che non deve più versare.
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Tre modelli in elenco, tre motorizzazioni: per ognuno abbiamo preso la rata vera e il valore di riferimento delle tabelle ACI 2026. Per il fringe si parte dal costo ACI di 15.000 km e se ne prende una quota che dipende dal motore: 10% se elettrica, 20% se plug-in, 50% negli altri casi. Lo dice l'art. 51 del TUIR, come riscritto dalla L. 207/2024 (manovra per il 2025).
| Auto a catalogo | Fringe annuo (ACI 2026) | Costo per il dipendente | Costo netto azienda: auto | Costo netto azienda: aumento equivalente | Quanto risparmia l'azienda |
|---|---|---|---|---|---|
| Tesla Model 3 (rata 475 € + IVA/mese, elettrica) | 667 € (10%) | 273 €/anno | 6.933 € | 14.255 € (14.428 € lordi) | 51% |
| Byd Seal 6 (rata 365 € + IVA/mese, ibrida plug-in) | 1.870 € (20%) | 766 €/anno | 5.964 € | 10.719 € (10.849 € lordi) | 44% |
| Volkswagen Golf 2.0 (rata 325 € + IVA/mese, diesel) | 4.024 € (50%) | 1.649 €/anno | 5.768 € | 7.767 € (7.861 € lordi) | 26% |
Come abbiamo fatto i conti: aliquota IRPEF del 33% con il 2% di addizionali locali, 9,19% di contributi trattenuti al dipendente, 30% di contributi a carico dell'azienda, IRES al 24%, IRAP non considerata; anticipo spalmato sulla durata; nessun altro benefit ricevuto nell'anno. Per la Tesla il valore ACI è quello della versione in tabella più simile all'auto in offerta. Servono per orientarsi, non sostituiscono il cedolino.
Come si arriva al costo netto per l'azienda?
La colonna "auto" somma tre voci. La prima è il canone di un anno, con la quota di anticipo. La seconda è l'IVA rimasta a carico, perché sui veicoli a uso promiscuo solo il 40% dell'imposta è detraibile, come stabilisce l'art. 19-bis1 del DPR 633/72. La terza sono i contributi aziendali, calcolati sul valore del fringe e non sull'intero canone.
Poi la deduzione. Quando il dipendente tiene l'auto assegnata per la maggior parte dell'anno, l'azienda deduce il 70% della spesa senza alcun tetto in euro (art. 164, comma 1, lett. b-bis del TUIR). Lo stipendio invece è deducibile al 100%, e per questo il vantaggio dell'auto è meno ampio di quanto si legge spesso: l'aumento costa di più al lordo, ma lo Stato ne restituisce una parte maggiore con l'IRES.
Cosa cambia tra elettrica, plug-in e diesel?
Con l'elettrica il confronto è netto: la Tesla Model 3 costa all'azienda il 51% in meno di un aumento equivalente, e al dipendente circa 273 euro l'anno. Con il diesel la distanza si accorcia: la Volkswagen Golf 2.0 fa risparmiare il 26%, e il dipendente versa circa 1.649 euro annui tra imposte e contributi sul fringe.
Per l'elettrica c'è un caso limite da conoscere. Dal 2025 al 2027 i benefit di un anno, sommati, non si tassano entro 1.000 euro, soglia che sale a 2.000 per i genitori con figli fiscalmente a carico; il fringe dell'auto si aggiunge agli altri e, superata la soglia, diventa tutto imponibile. Un'elettrica con un fringe sotto quella cifra, senza altri benefit, può quindi non costare nulla al dipendente: fattelo confermare da chi prepara i cedolini.
Va in senso contrario la maggiorazione introdotta dal decreto Omnibus: dal 2026 un veicolo immatricolato da oltre un quinquennio vede crescere della metà il proprio fringe. Un noleggio che dura al massimo 60 mesi riconsegna l'auto prima di quella soglia.
Quando conviene l'aumento invece dell'auto?
Quando l'auto non verrebbe usata davvero. Se il dipendente va al lavoro a piedi o con i mezzi, ha già un'auto in famiglia e non ne vuole una seconda, o percorre pochissimi chilometri, il valore d'uso è basso e il confronto della tabella non regge: lui pagherebbe imposte su un bene di cui non ha bisogno. In questi casi il denaro, anche se più tassato, è più utile.
Conta anche la prospettiva. L'aumento resta in busta paga e segue il dipendente in tutta la carriera; l'auto si restituisce quando il rapporto finisce. Per chi pensa di cambiare lavoro a breve, è un elemento da mettere sul tavolo.
Verdetto: auto o aumento?
Se l'azienda può scegliere un'auto elettrica, l'auto aziendale conviene quasi sempre a entrambi: nel nostro esempio costa il 51% in meno di un aumento equivalente e pesa sul dipendente per circa 273 euro l'anno. Con un diesel o un'ibrida che non si ricarica alla presa il vantaggio resta, ma più piccolo (26% nel nostro calcolo), e va soppesato con quanto il dipendente userà davvero l'auto. Se l'auto resterebbe ferma in garage, meglio l'aumento.