Aggiornato al 12/09/2026 · di Giovanni Lifavi

Chi può guidare l'auto aziendale: le regole d'uso

Chi può guidare l'auto aziendale non lo decide una legge uguale per tutti: lo decidono il contratto di assegnazione tra azienda e dipendente e la polizza assicurativa. La regola di default è che guida solo il dipendente assegnatario. Coniuge e figli possono guidarla solo se il contratto lo prevede e i loro nomi sono coperti dall'assicurazione; in Italia l'RC segue il veicolo e non il conducente, quindi il terzo è comunque risarcito ma con un guidatore escluso la compagnia può rivalersi. L'uso nel weekend e per fini personali è proprio ciò che definisce l'uso promiscuo, quindi è ammesso. Carburante, pedaggi e multe seguono la car policy aziendale. Dati aggiornati al 12 settembre 2026.

Risposta rapida

Di norma l'auto aziendale la guida solo il dipendente assegnatario; coniuge e figli solo se il contratto di assegnazione lo prevede e la polizza li copre. L'auto resta in uso proprio dell'azienda (art. 82 del Codice della Strada): il dipendente non è un terzo. L'uso privato nel weekend e in vacanza è ammesso, è ciò che definisce l'uso promiscuo; carburante, pedaggi e multe seguono la car policy.

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Chi può guidare l'auto aziendale per default?

Di base solo il dipendente a cui è assegnata. L'auto è dell'azienda, che la affida a una persona con un contratto di assegnazione: è quel documento a dire chi la guida, per quali usi e con quali limiti. Senza una previsione diversa, il guidatore è uno solo, l'assegnatario.

Tutto il resto (familiari, colleghi, uso all'estero) non si dà per scontato: dipende dal contratto di assegnazione e dalla polizza. È la frase da tenere a mente per ogni domanda su chi può mettersi al volante.

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La possono guidare moglie, marito o figli?

Possono, ma non è automatico. Servono due condizioni insieme: il contratto di assegnazione deve consentirlo e la polizza deve coprire quei conducenti. Qui va sciolto un equivoco diffuso. In Italia l'assicurazione RC segue il veicolo e non il conducente: se un familiare non autorizzato provoca un incidente, il terzo danneggiato viene comunque risarcito, la copertura RC non salta.

Quello che cambia è un'altra cosa. La compagnia può rivalersi sul proprietario o sul conducente quando la polizza prevede una clausola di guida esclusiva o esperta, e le garanzie accessorie (kasko, furto, incendio) possono non operare con un guidatore escluso. Per questo conviene che i conducenti abituali siano previsti dal contratto e noti alla compagnia.

Cosa dice davvero l'articolo 82 del Codice della Strada?

L'art. 82 del Codice della Strada distingue l'uso proprio dall'uso di terzi. Al comma 4 stabilisce che si ha uso di terzi solo quando il veicolo è utilizzato dietro corrispettivo, nell'interesse di persone diverse dall'intestatario della carta di circolazione; in tutti gli altri casi è uso proprio.

L'auto che l'azienda assegna a un dipendente resta quindi in uso proprio dell'azienda: il dipendente la guida senza che sia uso di terzi, perché non c'è un corrispettivo a suo carico. Attenzione a non forzare la norma: l'art. 82 non attribuisce ai familiari del dipendente il diritto di guidare l'auto. Quel diritto, quando c'è, nasce dal contratto di assegnazione e dalla copertura della polizza, non dal Codice della Strada.

Serve annotare i conducenti sulla carta di circolazione?

Per l'auto aziendale in uso promiscuo, no. L'obbligo di annotare chi usa un veicolo per più di 30 giorni, previsto dall'art. 94 del Codice della Strada per l'intestazione temporanea, è stato escluso per i veicoli aziendali dalla circolare del Ministero dei Trasporti del 27 ottobre 2014 (prot. 23743) che esclude espressamente le auto date in uso promiscuo come fringe benefit e quelle usate a turno da più dipendenti, perché manca l'uso esclusivo e personale che fa scattare l'obbligo.

L'esclusione vale anche per soci, amministratori e collaboratori. Resta invece la comunicazione che fa il noleggiatore quando intesta a sé il veicolo e lo concede in locazione: ma quella è a carico della società di noleggio, non dell'azienda che usa l'auto.

Si può usare nel weekend e per le vacanze?

Sì, ed è il punto centrale. L'uso privato (la sera, nel fine settimana, in vacanza) è esattamente ciò che rende l'auto in uso promiscuo e che fa nascere il fringe benefit. Non è una tolleranza concessa: è la natura stessa dell'assegnazione.

L'unico limite è quello che il contratto mette nero su bianco, per esempio un tetto di chilometri o regole specifiche per l'uso all'estero. Quanto quell'uso privato pesa in busta paga è un'altra questione, spiegata nella guida sul costo per il dipendente passo per passo.

Chi paga benzina, pedaggi, ricarica e multe?

Dipende dalla car policy, il documento interno con cui l'azienda fissa le regole d'uso. Carburante e ricariche possono essere a carico dell'azienda, con carta carburante o wallbox, oppure del dipendente, in tutto o in parte. Pedaggi e Telepass seguono la stessa logica.

Le multe le paga chi guidava. L'azienda, proprietaria del veicolo, è tenuta a comunicare i dati del conducente responsabile come prevede l'art. 126-bis del Codice della Strada sulla decurtazione dei punti, così la patente toccata è quella giusta e non un conteggio a carico della società.

Cosa succede in caso di incidente o guida in stato di ebbrezza?

Per i danni a terzi vale l'RC ordinaria, con il veicolo assicurato. Il proprietario, cioè l'azienda, può essere chiamato a rispondere in solido con il conducente per la circolazione del mezzo (art. 2054 del Codice civile), salvo provare che è avvenuta contro la sua volontà.

In caso di guida in stato di ebbrezza o di uso non autorizzato, oltre alle sanzioni di legge a carico del conducente, l'azienda può agire sul piano disciplinare, fino al licenziamento nei casi più gravi. Sono situazioni che un buon contratto di assegnazione disciplina in anticipo, così nessuno scopre le regole dopo il fatto.

Domande frequenti su Chi guida l'auto aziendale

Posso prestare l'auto aziendale a un amico?

No, salvo che il contratto di assegnazione lo consenta e la polizza lo copra. Un amico non rientra tra i conducenti previsti: se guida e causa un danno, il terzo è comunque risarcito ma la compagnia può rivalersi e le garanzie accessorie possono non operare.

Posso portarla all'estero?

Di solito sì in Unione Europea, ma dipende dal contratto: alcune aziende lo limitano o chiedono un'autorizzazione per i viaggi all'estero. Conviene verificare la car policy prima di partire, soprattutto fuori dall'Unione Europea dove può servire la carta verde.

Se mi multano all'estero, chi paga?

La sanzione resta a carico di chi guidava. L'azienda intestataria riceve la notifica e comunica i dati del conducente all'autorità estera attraverso i canali previsti; l'importo lo paga la persona che era al volante, non la società.

Posso installare il seggiolino dei figli?

Sì, il seggiolino è un dispositivo di sicurezza e non modifica il veicolo. Evita invece modifiche permanenti come ganci, pellicole o portapacchi fissi senza il consenso dell'azienda: l'auto va restituita come è stata assegnata.

L'azienda può installare il GPS sull'auto?

Sì, ma con limiti precisi. La geolocalizzazione dei veicoli aziendali è un controllo a distanza: richiede un accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro (art. 4 dello Statuto dei lavoratori) e il rispetto delle regole del Garante privacy, e non può monitorare l'uso personale fuori dall'orario di lavoro.

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