Aggiornato al 15/10/2026 · di Giovanni Lifavi

Ricarica dell'auto elettrica aziendale: il fisco dei rimborsi

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Sulla corrente dell'elettrica aziendale molte imprese sbagliano in buona fede. Il valore tassato al dipendente include già l'energia; quando però la società gli restituisce i soldi della presa di casa, quella somma diventa stipendio e paga IRPEF. Con la carta aziendale alle colonnine, al contrario, al lavoratore non arriva nulla da tassare. Qui trovi la regola, la fonte e quanto vale un rimborso in euro. Aggiornato al 15 ottobre 2026.

Risposta rapida

Con l'elettrica aziendale in uso promiscuo l'energia è già conteggiata nel valore forfettario ACI su cui il dipendente paga le imposte. Se l'impresa gli restituisce la spesa della ricarica domestica, quella somma si tassa come reddito: lo dice la Risposta n. 421/2023 dell'Agenzia delle Entrate. La card intestata alla società per le colonnine pubbliche non passa denaro al lavoratore, quindi non aggiunge imponibile.

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L'energia è già compresa nel fringe

Quando un'auto della società serve anche per il privato, l'art. 51 del TUIR tassa un importo forfettario, ricavato dalla tariffa al chilometro che ACI stima per ogni modello. Quella tariffa somma tutte le spese di esercizio, e per un'auto a batteria tra queste c'è la corrente: non è una voce da aggiungere a parte, né da scorporare. Il passaggio dalla tabella all'importo lo trovi svolto su quattro modelli in come si calcola il fringe benefit nel 2026.

Da qui nasce il nodo. Se l'energia è già dentro il forfait, una somma pagata in più per la stessa energia non può viaggiare esente.

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Il rimborso della ricarica domestica è tassato

Quando la società restituisce al lavoratore la corrente prelevata dal contatore di casa, quella somma concorre a formare il reddito e va tassata. Il documento di riferimento è l'interpello n. 421 del 2023: lì l'Agenzia scrive che il consumo di energia non rientra tra i beni forniti dal datore di lavoro, ma è un rimborso di spese sostenute dal dipendente, e come tale reddito imponibile.

In pratica il rimborso non riduce il valore dell'auto e non lo sostituisce: si somma a esso. Non è quindi una strada per alleggerire le tasse sull'auto, anzi le aumenta.

Quanto vale, in euro, un rimborso della presa di casa

Un esempio con numeri reali: un SUV compatto elettrico che consuma 17 kWh ogni 100 km, ricaricato sempre in garage, con la corrente pagata 43,43 c€/kWh imposte incluse, la tariffa ARERA dell'ultimo trimestre 2026.

VoceValore
Chilometri fatti caricando solo a casa15.000
Energia prelevata dalla presa (17 kWh ogni 100 km)2.550 kWh
Rimborso al prezzo ARERA di ottobre-dicembre 20261.107 €
IRPEF che ci paga sopra chi è al 33%365 €
IRPEF che ci paga sopra chi è al 43%476 €

Sono imposte che il dipendente paga solo perché il rimborso passa da lui. Con una tariffa domestica più bassa le cifre calano in proporzione; addizionali regionali e comunali restano fuori dal conto.

La ricarica a colonnine pubbliche con card aziendale

Il caso opposto è la carta di ricarica intestata all'impresa, con cui il gestore della rete addebita le sessioni direttamente alla società. Il lavoratore non anticipa e non riceve nulla: manca il rimborso che la Risposta 421/2023 considera reddito, e l'energia resta coperta dal forfait. Per questo la card non genera imponibile aggiuntivo; è una conseguenza diretta del principio, non un caso trattato a parte nell'interpello.

Sotto il profilo fiscale è la soluzione più lineare: un solo fornitore, fatture all'azienda, nessuna somma da far transitare in busta.

Come impostare le regole in azienda

Se vuoi che il collaboratore ricarichi in garage, metti in conto che l'eventuale rimborso finisce in busta come reddito e decidi prima chi lo paga. Se punti sulla card per le colonnine o su prese installate in sede, la gestione è più semplice e il cedolino non cambia. In tutti i casi, la scelta va scritta nella car policy prima della consegna, accanto alle altre regole d'uso; i costi complessivi di una flotta a batteria sono nella pagina sul noleggio di elettriche per aziende.

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Domande frequenti su Ricarica e fisco

L'energia per ricaricare l'auto elettrica aziendale è un costo a parte?

Per il dipendente no. L'importo forfettario su cui paga le imposte nasce dalla tariffa ACI al chilometro, che contiene già tutte le spese d'esercizio della vettura, corrente compresa. Non c'è quindi un secondo valore da dichiarare per l'energia, a meno che l'azienda non gli restituisca soldi.

Se l'azienda mi rimborsa la ricarica di casa, pago le tasse?

Sì. L'interpello 421/2023 tratta la somma che ricevi come rimborso di una tua spesa e quindi reddito da lavoro dipendente: entra nell'imponibile del cedolino. Su quindicimila chilometri annui caricati in garage vale circa 1.100 € e, al 33%, costa intorno ai 365 € di IRPEF.

E se ricarico a una colonnina pubblica con la card aziendale?

Paga direttamente la società e a te non arriva denaro: non c'è un rimborso da tassare, e la corrente resta coperta dal valore ACI dell'auto. È la conseguenza del principio fissato dall'Agenzia nel 2023, ed è per questo la soluzione più pulita per chi viaggia spesso.

La ricarica domestica rimborsata riduce il fringe?

No. Sono due importi separati che si sommano: il valore forfettario dell'auto resta quello ricavato dall'elenco ACI, e il rimborso dell'energia si aggiunge come reddito a sé. Non esiste una compensazione tra le due voci.

Come conviene gestire la ricarica della flotta?

Quasi sempre con una carta a nome della società per la rete pubblica o con prese installate in sede, che non creano reddito per chi guida. Se alcuni collaboratori ricaricano soltanto a casa, conviene scrivere nella car policy se e come rimborsare la corrente, sapendo che quel rimborso va in busta come reddito tassato.

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