Aggiornato al 15/10/2026 · di Giovanni Lifavi

Auto elettrica aziendale: perché il fringe al 10% cambia i conti

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Dare a un dipendente un'auto elettrica invece di una ibrida o di una diesel cambia la sua busta paga più di qualsiasi altra scelta di flotta: il reddito figurativo su cui paga le tasse scende a un quinto. Per l'azienda invece il trattamento resta quello di ogni auto in uso promiscuo. Qui i numeri li mettiamo su quattro elettriche del listino di ottobre, con canone per l'azienda e fringe dalle tabelle ACI 2026, e vediamo dove l'elettrica ha senso e dove no. Aggiornata a ottobre 2026.

Risposta rapida

Sì, nel 2026 conviene soprattutto al dipendente: per un'elettrica a batteria in uso promiscuo la legge tassa un decimo del valore ACI, mentre una diesel o una full hybrid pagano metà e una plug-in un quinto (L. 207/2024). Esempio dal listino di ottobre 2026: la Dacia Spring Electric 45 vale 420 € di imponibile annuo, contro 2.102 € se fosse tassata come una termica. L'azienda la deduce al 70%, come le altre auto assegnate.

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Le elettriche del listino: canone e fringe a confronto

Abbiamo incrociato le elettriche presenti oggi nel catalogo con le rispettive righe delle tabelle ACI 2026. L'ultima colonna stima quanto netto resta in tasca al dipendente nello scaglione IRPEF del 33%, rispetto a un'auto con lo stesso costo ACI tassata al 50%:

AutoCanone aziendaFringe al 10%Se fosse al 50%Netto salvato dal dipendente
Dacia Spring Electric 45239 €/mese + IVA (48 mesi)420 €/anno2.102 €/annocirca 689 €/anno
Renault 5 E-Tech 40 kWh279 €/mese + IVA (36 mesi)529 €/anno2.645 €/annocirca 867 €/anno
MINI Countryman E445 €/mese + IVA (48 mesi)674 €/anno3.371 €/annocirca 1.105 €/anno
Tesla Model 3 RWD475 €/mese + IVA (48 mesi)667 €/anno3.336 €/annocirca 1.094 €/anno

I canoni sono quelli del listino aggiornato ogni giorno, al netto dell'IVA. Il calcolo del fringe, riga per riga, segue la formula spiegata nella guida al calcolo del fringe benefit; il passaggio dal fringe al netto perso è nella guida sul costo in busta paga.

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Plug-in e ibride: perché non valgono come un'elettrica

Le plug-in stanno a metà, con una quota del 20%: il doppio di un'elettrica, ma meno della metà di una diesel. Hanno senso per chi fa spesso tratte lunghe dove la ricarica è un problema. Il punto debole è che lo sconto fiscale non dipende da quanto le ricarichi davvero: una plug-in guidata sempre a benzina paga comunque il 20%, e consuma come un'auto più pesante.

Le ibride non ricaricabili, mild o full, sono invece trattate come benzina e diesel: quota piena al 50%. È l'errore più comune nelle policy auto aziendali: "ibrida" sul nome non basta per avere un fringe ridotto.

Cosa cambia per l'azienda che la assegna

Sul bilancio dell'impresa il motore non sposta la percentuale. Se l'auto è data al dipendente per lavoro e vita privata, il costo entra in deduzione per il 70% e non incontra i limiti di spesa che valgono per l'auto del titolare (TUIR, art. 164, lettera b-bis). Quello che l'azienda ci guadagna è un benefit che il collaboratore sente più ricco a parità di canone, l'esenzione dal bollo nei primi anni e meno limiti nelle aree a basse emissioni: questi ultimi due punti sono nella guida sulla flotta elettrica in città.

Sulla corrente c'è una trappola. Il valore forfettario del fringe copre già l'energia; se però l'impresa restituisce al dipendente i kWh caricati nel box di casa, quella somma diventa stipendio tassabile, come ha chiarito l'interpello AdE n. 421 del 2023. Le alternative, dalla card per le colonnine pubbliche alla ricarica in sede, sono confrontate nella guida fiscale sulla ricarica.

Quando l'elettrica aziendale non è la scelta giusta

Il risparmio fiscale c'è sempre, ma conviene davvero quando l'auto si usa molto in città e nelle tratte medie, chi la guida può ricaricarla in azienda o vicino a casa e i viaggi oltre l'autonomia sono occasionali. Per un venditore che macina autostrada ogni giorno, con soste brevi, una plug-in o un diesel recente possono restare più pratici nonostante il fringe più alto. Prima di decidere, guarda la percorrenza reale degli ultimi dodici mesi di chi riceverà l'auto.

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Domande frequenti su Elettrica aziendale fringe

Il 10% vale anche per le elettriche con autonomia estesa (range extender)?

Dipende da come è classificata l'auto sul libretto e nelle tabelle ACI. Il 10% spetta ai veicoli a sola trazione elettrica a batteria; se l'auto ha un motore termico che ricarica la batteria ed è classificata come ibrida, si applica la quota dell'ibrida. Controlla la sezione ACI in cui compare il modello.

L'azienda deduce di più se sceglie un'elettrica?

No. La percentuale deducibile dipende da come è usata l'auto, non dal motore: assegnata in uso promiscuo al dipendente è al 70% sia elettrica sia diesel. Il guadagno per l'azienda è indiretto: benefit più apprezzato, bollo esente, meno limiti di circolazione.

Un'elettrica con più di cinque anni perde il vantaggio?

No, ma anche lei subisce la maggiorazione del 50% introdotta dal Decreto Omnibus per le auto oltre il quinto anno. Su un valore già ridotto al 10% l'aumento in euro resta piccolo: su una Dacia Spring sono circa 210 euro di imponibile in più l'anno.

La wallbox a casa del dipendente pagata dall'azienda è tassata?

È un tema diverso dal fringe dell'auto e va valutato con il consulente del lavoro: dipende da chi resta proprietario dell'impianto e da come è inquadrato. Diverso il caso della corrente: il rimborso dell'energia domestica al dipendente è reddito tassato secondo la Risposta 421/2023.

Se il dipendente fa pochi chilometri ha senso darle un'elettrica?

Sul piano fiscale sì, perché il fringe è forfettario e resta un quinto di quello di un'auto termica qualunque sia la percorrenza. Con pochi chilometri anche ricarica e autonomia diventano un problema minore, quindi è proprio il profilo in cui l'elettrica crea meno attriti.

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