Le elettriche del listino: canone e fringe a confronto
Abbiamo incrociato le elettriche presenti oggi nel catalogo con le rispettive righe delle tabelle ACI 2026. L'ultima colonna stima quanto netto resta in tasca al dipendente nello scaglione IRPEF del 33%, rispetto a un'auto con lo stesso costo ACI tassata al 50%:
| Auto | Canone azienda | Fringe al 10% | Se fosse al 50% | Netto salvato dal dipendente |
|---|---|---|---|---|
| Dacia Spring Electric 45 | 239 €/mese + IVA (48 mesi) | 420 €/anno | 2.102 €/anno | circa 689 €/anno |
| Renault 5 E-Tech 40 kWh | 279 €/mese + IVA (36 mesi) | 529 €/anno | 2.645 €/anno | circa 867 €/anno |
| MINI Countryman E | 445 €/mese + IVA (48 mesi) | 674 €/anno | 3.371 €/anno | circa 1.105 €/anno |
| Tesla Model 3 RWD | 475 €/mese + IVA (48 mesi) | 667 €/anno | 3.336 €/anno | circa 1.094 €/anno |
I canoni sono quelli del listino aggiornato ogni giorno, al netto dell'IVA. Il calcolo del fringe, riga per riga, segue la formula spiegata nella guida al calcolo del fringe benefit; il passaggio dal fringe al netto perso è nella guida sul costo in busta paga.
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Calcola il tuo canone →Plug-in e ibride: perché non valgono come un'elettrica
Le plug-in stanno a metà, con una quota del 20%: il doppio di un'elettrica, ma meno della metà di una diesel. Hanno senso per chi fa spesso tratte lunghe dove la ricarica è un problema. Il punto debole è che lo sconto fiscale non dipende da quanto le ricarichi davvero: una plug-in guidata sempre a benzina paga comunque il 20%, e consuma come un'auto più pesante.
Le ibride non ricaricabili, mild o full, sono invece trattate come benzina e diesel: quota piena al 50%. È l'errore più comune nelle policy auto aziendali: "ibrida" sul nome non basta per avere un fringe ridotto.
Cosa cambia per l'azienda che la assegna
Sul bilancio dell'impresa il motore non sposta la percentuale. Se l'auto è data al dipendente per lavoro e vita privata, il costo entra in deduzione per il 70% e non incontra i limiti di spesa che valgono per l'auto del titolare (TUIR, art. 164, lettera b-bis). Quello che l'azienda ci guadagna è un benefit che il collaboratore sente più ricco a parità di canone, l'esenzione dal bollo nei primi anni e meno limiti nelle aree a basse emissioni: questi ultimi due punti sono nella guida sulla flotta elettrica in città.
Sulla corrente c'è una trappola. Il valore forfettario del fringe copre già l'energia; se però l'impresa restituisce al dipendente i kWh caricati nel box di casa, quella somma diventa stipendio tassabile, come ha chiarito l'interpello AdE n. 421 del 2023. Le alternative, dalla card per le colonnine pubbliche alla ricarica in sede, sono confrontate nella guida fiscale sulla ricarica.
Quando l'elettrica aziendale non è la scelta giusta
Il risparmio fiscale c'è sempre, ma conviene davvero quando l'auto si usa molto in città e nelle tratte medie, chi la guida può ricaricarla in azienda o vicino a casa e i viaggi oltre l'autonomia sono occasionali. Per un venditore che macina autostrada ogni giorno, con soste brevi, una plug-in o un diesel recente possono restare più pratici nonostante il fringe più alto. Prima di decidere, guarda la percorrenza reale degli ultimi dodici mesi di chi riceverà l'auto.